sabato 16 agosto 2008
sabato 9 agosto 2008
C'è vita (artificiale) nella tv italiana
venerdì 8 agosto 2008
La comunicazione è come il ...

La pornografia dei mass media
Il ritrovato desiderio di castità
Il rimpianto per la perduta verginità
La comunicazione è come il sesso. Nel rapporto fra un uomo e una donna c’è il primordiale scambio di informazioni della vita. I sentimenti, intanto, che portano due esseri umani ad incontrarsi. E poi, alla fine, lo scambio di informazioni genetiche che producono la notizia più importante della nostra storia: la nascita di un nuovo essere umano, la sconfitta della morte.
Anche la comunicazione è un rapporto sessuale fra individui. Si vive il mestiere giornalistico con una passione che assomiglia moltissimo al desiderio. Il narcisismo soddisfatto di un giornalista di successo è come un orgasmo. E, quando le notizie sono autentiche, si producono fra spettatori e comunicatori delle vere e proprie epifanie, come quando nasce un figlio.
Ma ci sono anche aspetti negativi. Il broadcasting generalizzato di cattiva informazione è lo stupro di una banda di balordi ai danni dello spettatore, compiuto nella indifferenza colpevole dei più. Le emozioni più intime mostrate da rotocalchi e televisioni pomeridiane sono la vera pornografia a basso prezzo del sistema. Un certo modo di investigare e di raccontare la cronaca nera ricorda con fastidiosa evidenza i rapporti sado-maso con vestiti di pelle nera. Il “disastrismo” ricorrente di certe notizie, alla fine, è il contrario dell’epifania. È come se si avessero rapporti sessuali per provocare aborti invece che nuove nascite.
In questi anni ha cominciato a farsi strada uno strisciante e non dichiarato desiderio di castità. L’eccesso di informazione, paradossalmente, ha allontanato il pubblico dall’approfondimento, ha inibito il suo desiderio di capire. La comunicazione, mano a mano che aumentano le fonti strombazzanti, perde di qualità: diventa più superficiale, meno incisiva. Soprattutto diventa meno convinta. E quindi meno convincente.
Oggi quando si leggono i giornali o si vede la televisione (per non parlare di Internet) non si ha più la sensazione di avere un rapporto sessuale soddisfacente. Molta parte dell’informazione moderna è diventata purtroppo simile ad una serie ripetuta di rapporti sbrigativi e risolti alla bellemeglio in angoli irrilevanti della nostra giornata.
Più che la “notizia”, insomma, in Italia è il desiderio di un po’ di quiete, di una ritrovata castità ciò che si annida inconfessato nell’animo dei più.
Rimpiangiamo la nostra perduta verginità di una volta. Quando la nostra capacità di stupirsi, per gioire o per indignarsi, era ancora alta. Come certi incontri emozionanti della nostra adolescenza, quando una carezza timida e tremante poteva farci sognare ad occhi aperti. O quando bastava levare lo sguardo ad un cielo estivo per sentirsi bene.
Ecco cosa rimane dopo un anno di zapping

Affrontare la nuova stagione televisiva in autunno sarà più facile per le famiglie italiane. Preoccupati per la qualità dei programmi che vengono visti anche dai bambini, i genitori da quest’estate possono trovare in libreria “Un anno di zapping”, con 140 schede di analisi critica della programmazione tv. Le schede sono state curate da un team di professionisti coordinati da Armando Fumagalli e da Chiara Toffoletti. Il volume è edito dalle edizioni Magi ed è il risultato del lavoro svolto dall’Osservatorio Media del Moige – Movimento italiano genitori. “La Tv continua ad avere un peso fondamentale nella vita di tutti noi, in quanto importante veicolo di contenuti ed informazioni, condiviso all’interno della famiglia, nei confronti della quale, come tale, ha più responsabilità di una volta – spiega Elisabetta Scala, Responsabile Osservatorio Media del Moige -. Nessun intento censorio, però, e nessun desiderio persecutorio, ma solo il desiderio di arricchire il panorama critico sulla televisione in un’ottica costruttiva e positiva, nella quale il giudizio di noi genitori si propone una finalità fondamentale, quella di una crescita equilibrata dei propri figli, anche con la televisione”. I programmi sono contrassegnati da Conchiglie (fino a 14 per i programmi migliori) e da Bidoncini (fino a tre per quelli da evitare). Fra i promossi con il massimo delle 14 Conchiglie anche programmi di approfondimento come “Report”, “La storia siamo noi” , “Maria Montessori”, “Guerra e Pace”, “Sos Tata” e “Otto e Mezzo”. I tre “bidoncini” della valutazione più negativa sono stati aggiudicati, tra gli altri, a “Grande Fratello 8”, “Ciao Darwin”, “Buona Domenica” e “Gabbia di Matti”. “Abbiamo cercato di sintetizzare il giudizio espresso nelle singole schede in simboli chiari e comunicativi”, dice Armando Fumagalli, curatore del libro, docente di Semiotica e direttore del master in scrittura e produzione per la fiction e il cinema presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Questo libro è la sistematizzazione di un lavoro che il nostro Osservatorio Media porta avanti con successo da 11 anni - racconta Maria Rita Munizzi, Presidente Nazionale del Moige -. Sempre nello spirito del servizio verso i genitori italiani, vuole essere anche uno strumento di dialogo con gli addetti ai lavori”.
L’ultima mela del paese di Melonio
Mi sono svegliato all’improvviso, alle 4 di notte. E tutto mi è sembrato chiaro. L’ultima mela. Nel nostro paese di Melonio è l’ultima mela quella che ci stiamo litigando. Per intenderci, la mela è proprio quella della tradizione, quella dell’Antico Testamento. Dovrò andare a rileggermi il passaggio della Genesi dove si parla della mela, di Eva e di quel deficiente di Adamo.
Sì, dovrò andare a rileggermi tutto. Ma quasi non ce ne sarebbe bisogno. Nel paese di Melonio, dove viviamo, le mele sono tutto. Ogni giorno il dibattito si sviluppa intorno al nuovo modo per aggirare la ragione e cedere alla mela del momento. Denaro, potere, sesso: le mele del nostro paese sono infinite.
Questa notte, però, dopo essermi svegliato, mi sono fermato a pensare. Perché “L’ultima mela”? In che senso “ultima”? Perché ogni giorno ce ne sono di nuove e l’”ultima” è solo la più recente? O piuttosto perché “ultima” significa proprio che non ce ne saranno più? Che ci stiamo litigando e scannando per l’ultima e sciocca mela del nostro sciocco paese di Melonio?
Castelli di sabbia

“Brutto bastardo!”. Era veramente furibonda. “È che hai dimenticato come si costruiscono i castelli di sabbia”, mi urlò dentro le orecchie.
“Ma, senti, ma che c’entra?”, provai a replicare a bassa voce, per non svegliare le bambine che dormivano nella stanza accanto. Non era stato facile farle addormentare.
Lei scoppiò a piangere. Si accasciò sul divano, nascondendosi il viso fra le mani.
“Che palle”, pensai fra di me. Senza volere diedi un’occhiata all’orologio. Lei alzò il viso verso di me. “Come che c’entra?”, mi sibilò in faccia. Sembrava che mi odiasse veramente.
Era ancora bellissima. Una dea. Elegante, alta, magra ma non troppo. Anche se adesso urlava e della sua bellezza non c’era traccia.
Il salotto era un disastro. Lampade rovesciate, divani strappati. Il contenuto dei cassetti era rovesciato in terra. Si vedeva il segno sul muro dove erano stati appesi i quadri. Si distingueva chiaramente, come una sagoma disegnata con il gesso sull’asfalto, il vuoto lasciato dal televisore nella polvere sul mobile.
Camminai verso la finestra, facendo attenzione ai vetri in terra. “Quanto ci vuole alla polizia per arrivare?”, mi chiesi con fastidio.
“I castelli di sabbia. Cazzo. I castelli di sabbia!”, urlò alzando le braccia al cielo. “Un po’ teatrale”, pensai.
Eravamo sposati da dodici anni.
martedì 24 giugno 2008
Tv e sport in famiglia: errori da evitare

I genitori fanno un mestiere difficile. Spesso si commettono degli errori e i figli ne risentono. Un libro, pubblicato da “Ancora”, ha messo in fila 136 sbagli in tutti i settori, dallo studio alla fede, dall’alimentazione alla Tv. Il volume è stato scritto da una coppia di genitori, Gianni e Antonella Astrei, ed è stato illustrato da Pierluigi Diano (sono tutti e tre medici); si intitola “Gli errori di mamma e papà. Guida pratica per non sbagliare più”. Ecco alcuni degli errori che vengono spesso commessi in famiglia. Tenere la tv accesa durante i pasti. Non tenere conto degli effetti che un programma ha prodotto sul bambino (e non parlarne con lui). Utilizzare il telecomando per passare da un canale ad un altro quando si vede la Tv con il bambino. Il bambino accende la Tv senza conoscere i programmi in onda e inizia a vederli. Sottovalutare l’influsso della pubblicità. Non sapere ascoltare. Non sapere esigere. E via elencando. Ma su due dei tanti errori indicati, si dovrebbe soffermare la nostra attenzione: il bambino non ha nulla da fare, pertanto vede la tv; non comprendere il grande significato pedagogico del gioco. Sono temi comuni a molte famiglie. Può essere utile allora un altro libro. Si tratta di “Mini rugby. Chi, cosa, dove, quando, perché. Un’ottima occasione per ogni genitore e per ogni bambino” brillantemente scritto da Paolo Piersanti per “Società Stampa Sportiva”. Scrive l’autore: “Quattro anni fa mio figlio Nikos, oggi decenne, era irremovibile su ogni nostro tentativo di fargli praticare un po’ di sport. La sua ostinazione era tale che ecco cosa ci rispose il giorno che lo mettemmo alle strette. Spaparanzato sul divano, ci pensò bene per un po’, quindi si tirò su e disse: Posso scegliere il gioco delle bocce? Sono ormai quattro anni che l’ex pigrone Nikos gioca costantemente a Mini Rugby, e nonostante sia un gioco di gran lunga più impegnativo e faticoso della sua prima scelta, oggi penso che ci considererebbe definitivamente usciti di senno se gli proponessimo di sostituire la palla ovale con le bocce! E succederebbe altrettanto se nel bel mezzo di una partita gli mettessimo in mano un videogame o un telecomando. Pensate un po’ che magia!”. Ci sono molte alternative alla schiavitù del divano e della tv. Basta cercarle insieme con i nostri figli. Sapere ascoltare. Sapere esigere.

