venerdì 24 dicembre 2010
lunedì 20 dicembre 2010
Cut the director

Director’s cut, ovvero Cut The Director, uccidi il direttore. Finita la prima stagione politica di Muller a Venezia e della De Tassis a Roma, è partita la corsa per il nuovo vertice dei due festival cinematografici più importanti d’Italia. Uno stipendiuccio malcontato di circa 100 mila Euro l’anno più viaggi e benefit e una visibilità da rock star. Chi vincerà? Ecco i candidati, salvo sorprese.
Marco Muller, il numero uno per succedere a sé stesso a Venezia o per andare a dirigere invece il festival di Roma. È molto corteggiato per un super incarico di coordinamento cinematografico della capitale (in chiave anti De Tassis) ma lui si schernisce dicendo che vuole tornare a fare il produttore. Anche se non ha esitato a sollecitare e animare incontri con i maggiorenti capitolini mentre impazzava il festival romano.
Piera De Tassis, la numero uno per succedere a sé stessa a Roma o per andare a dirigere invece il festival di Venezia; ha amici illustri fra i registi italiani e, sul fronte delle presenze americane, ha fatto vedere più di un sorcio verde anche a Muller. Inoltre, con furbizia strumentale, ha aperto il suo tappeto rosso alla protesta del cinema italiano contro Bondi. Però è anche la direttora di Ciak, mensile di cinema della Mondadori. Il Presidente del Festival, Rondi, ne ha sempre parlato benissimo. In pubblico.
Giorgio Gosetti, un superaddetto ai lavori navigato e di vecchia scuola, conosce bene (un amore ricambiato) il cinema indipendente italiano e internazionale. Quest’anno ha scelto, per le sue Giornate degli Autori, gli unici film italiani premiati a Venezia 67, mentre infuriavano le polemiche sulle decisioni della giuria guidata da Tarantino. Anche se è in contrasto con il centrodestra fin dai tempi di Urbani, è comunque il concorrente che Muller teme di più.
Mario Sesti, autore di documentari indimenticabili su Fellini e Germi (anche se è più famoso per il suo pessimo carattere). Sembra il vincitore morale del recente Festival di Roma. Decine di articoli hanno celebrato la sua rassegna “Extra”. Di conseguenza lui ha pensato bene di litigare con gli altri colleghi della direzione artistica di Roma. Ha una tendenza per il cinema eccessivo, porno incluso. È il concorrente che la De Tassis teme di più.
Andrea Purgatori, sarà anche poco simpatico a Bondi ma, con “Tuttiacasa”, ha monopolizzato per giorni tutti i media italiani, oscurando il fascino latino di Eva Mendes, finendo da Santoro e costringendo i politici locali, Zingaretti e Croppi in testa, a rincorrerlo sul telefonino. Un talento raro che potrebbe tramutarlo nella carta segreta dei “100autori” per un candidatura di sinistra e antigovernativa.
Maria Rosa Mancuso, la piccola e tosta critica de “Il foglio”, potrebbe essere invece l’arma segreta di una candidatura dei salotti della destra liberale. Ma reagisce con fastidio se qualcuno le parla di una direzione festival. Scuote la testa e borbotta: “Troppe rogne”.
Diamara Parodi, candidatura tecnica per i numeri in crescita della sua “Business Street”. Alemanno e la Polverini, insieme con il nuovo assessore culturale del Lazio, Fabiana Santini, dicono infatti che il festival ormai ha senso solo come supporto al mercato.
Lucia Milazzotto, è meno conosciuta della Parodi ma con il suo “New Cinema Network” ospita a Roma ogni anno i migliori produttori indipendenti d’Europa. Una rete di rapporti che garantirebbe l’identità autoriale che il festival romano non ha ancora trovato.
Pascal Vicedomini, il suo nome arrotonda già le prime conversazioni informali fra alcuni dei politici che si stanno cominciando ad occupare delle nomine e che, negli anni scorsi, sono stati suoi ospiti (molto, forse troppo, coccolati) alla manifestazione “Capri ad Hollywood”.
Luciano Sovena, preferisce fare il produttore ma, vista la mala parata dei finanziamenti pubblici a Cinecittà, pensa da tempo di cambiare casacca e, forte dell’esempio di Muller che non ha mai veramente interrotto la propria attività, comincia a guardare alla guida di Venezia come ad una soluzione.
lunedì 13 dicembre 2010
Il cinema non è un mestiere per vecchi
Pubblicato su Boxoffice
martedì 26 ottobre 2010
Tornatore, l'ultimo Gattopardo e la Mostra del buco
L’ultimo Gattopardo
Gustavo Lombardo fu il pioniere del sistema cinematografico italiano. A soli 19 anni, nel 1904, costituì la sua prima società di noleggio. Sposò l’attrice italiana più bella del periodo del muto, Leda Gys e, nel 1928, fondò la Titanus, la società di produzione e distribuzione destinata a segnare tutta la storia del cinema italiano. Il figlio, Goffredo Lombardo, non voleva fare il cinema, racconta il premio Oscar Giuseppe Tornatore nel documentario L’ultimo gattopardo, prodotto da Medusa e presentato in anteprima a Venezia. Però, alla fine, ne rimase coinvolto e divenne il produttore cinematografico più importante della storia del cinema italiano del dopoguerra. Amante della vita e della pesca sportiva in mare aperto, una volta rischiò addirittura di essere ucciso da uno squalo. Ebbe due figli dall’amata moglie Carla. Il più giovane, Giulio, morì proprio in mare, durante un’immersione. Il documentario che Tornatore gli ha dedicato è molto bello. Le interviste alle persone che hanno lavorato con Goffredo Lombardo sono montate in una successione rapida e alternata, fino a costruire una storia unica e polifonica. Fra le voci, la più commovente è quella di Cesarina, la fedele segretaria, molto applaudita a Venezia. Sullo sfondo le immagini dei più bei film della storia italiana. È un esempio di come andrebbe raccontato il cinema italiano. Nel potente ritratto montato da Tornatore si parla anche del rapporto di Lombardo con la fede. Dice Tornatore che Goffredo si riavvicinò all’altare dopo la morte del figlio. E non dice altro. Ma non fu solo questo. Passato attraverso il trauma della bancarotta causata dal furioso extrabudget de Il gattopardo e dal fallimento al botteghino di Sodoma e Gomorra di Aldrich, Lombardo si era messo a fare televisione, con la stessa passione impiegata nel cinema. Produsse la prima soap italiana, Edera interpretata da Agnese Nano. Prima del Grande Giubileo del Duemila realizzò una fiction dedicata alla Madonna, Maria figlia del suo figlio, con l’attrice israeliana Yaël Abecassis. Quando ne parlava, gli brillavano gli occhi. «È dedicata a mia madre», diceva agli amici. Leda Gys, infatti, aveva interpretato Maria in una storica Passione del cinema muto diretta da Giulio Antamoro. Nel Duemila volle pagare di tasca propria le spese della Giornata degli artisti organizzata dal Vaticano per il Grande Giubileo del Duemila. Quando Monsignor Enrique Planas, direttore della Filmoteca Vaticana, gli chiese cosa volesse come ricompensa, Lombardo chiese una foto del Papa con una dedica. Solo una semplice foto. Negli ultimi anni della sua vita, quella foto campeggiò solitaria nel grande scaffale dove erano stati ospitati trofei e targhe della sua attività cinematografica. Quando gli chiedevano che fine avessero fatto tutti quei riconoscimenti professionali, lui sorrideva e alzava le spalle. Il suo funerale si svolse nella cosiddetta “chiesa degli artisti”, nel centro storico di Roma, a pochi metri da casa sua. Era la stessa chiesa dove Goffredo Lombardo, tutte le mattine, andava a seguire la messa e a servire il prete nella liturgia. Con la stessa umiltà di un ragazzo. Con lo stesso sorriso.
Il cratere del Lido
Paolo Baratta, con un’intuizione, alla fine l’ha definita “La Mostra del Buco”. Il “buco”, ovviamente, è quello del cantiere abbandonato del nuovo Palazzo del Cinema che troneggiava nel bel mezzo delle strutture della 67ª edizione del festival veneziano. La definizione però si presta ad una lettura più articolata. Il “buco”, infatti, è anche quello del rapporto fra Baratta e il ministro Bondi (che infatti non è andato alla Mostra). Il “buco” è quello dei finanziamenti che dovrebbero garantire la vitalità del festival ma che continuano ad essere tragicamente inferiori a quelli del concorrente Festival di Roma. Il “buco”, infine, è quello delle incertezze del totonomine. I vertici sono in scadenza. Chi sarà il nuovo direttore della Mostra? Chi il nuovo presidente? Un “buco” nero, appunto.
Pubblicato su Boxoffice
giovedì 14 ottobre 2010
domenica 10 ottobre 2010
mercoledì 21 luglio 2010
Il supercinema digitale senza windows
Pubblicato su Boxoffice



