mercoledì 26 dicembre 2007

Il ballo dei panini: buon 2008 a tutti!

Je ne regrette rien

Non! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal tout ça m'est bien égal !
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien...
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé!
Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux !

Balayés les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro ...

Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette nen ...
Ni le bien, qu'on m'a fait
Ni le mal, tout ça m'est bien égal !

Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien ...
Car ma vie, car mes joies
Aujourd'hui, ça commence avec toi !
Ad uso dei non francofoni una traduzione improvvisata: No, niente di niente No, non rimpiango nulla Nè il bene che mi hanno fatto nè il male. Mi va tutto bene ugualmente No niente di niente No non rimpiango nulla E' pagato, spazzato via, dimenticatoMe ne frego del passato. Con i miei ricordi ho acceso un fuoco. I miei dispiaceri, i miei piaceri. Non ho bisogno di essi. Ho spazzato via gli amori con tutti i loro tremolii spazzati via per sempre. Riparto da zero. No, niente di niente. No, non rimpiango nulla. Nè il bene che mi hanno fatto nè il male. Mi va tutto bene ugualmente. No, niente di niente No, non rimpiango nulla perchè la mia vita, perchè le mie gioie Oggi cominciano con te.

sabato 22 dicembre 2007

Una luce, una preghiera


Una luce nella notte più magica dell'anno.
Buon Natale.

lunedì 10 dicembre 2007

Troppa fuffa. Blogdibattito sui blog impazza.




Vedo troppa fuffa in giro.Troppe webagency che vendono finti blog.Troppe aziende che ormai sono convinte che un blog risolva tutti i loro problemi di comunicazione e che grazie ad esso potranno dire “Anche io sono sul web 2.0″.Troppo web 2.0, non ne posso più. Mi viene la nausea ogni volta che sento quella definizione. Il nuovo web esiste eccome, ma quel nome è sempre più spesso sulla bocca dei fuffaioli e sempre meno di quelli che lo fanno davvero.Troppi convegni in cui i soliti noti si parlano addosso e si chiedono “ma cos’è un blog…”, tra gli ospiti, il Prof. xxxx dell’Università zzzzz (che ovviamente non ha un blog), il signor Presidente dell’associazione Asso FUFFA in tour convegnistico permanente (che non ha un blog), il web expert della nota azienda yyyyy (che ha un blog ma che da due mesi è sbarcata su Second Life perché è più avaaanti e soprattutto fotografabile dai giornali…)…Troppi corsi sul web due (i più annoiati lo chiamano solo 2, senza puntozero, perché così fa più expert).


sabato 8 dicembre 2007

Se quella dei blogger fosse una bufala?


di Andrea Piersanti

Se il popolo dei blogger non esistesse? Dopo la bufala di Second Life, potrebbe essere una notizia sulla quale riflettere.

Aziende importanti hanno investito milioni di dollari di pubblicità nel mondo virtuale di Second Life prima di scoprire che era abitato solo da poche centinaia di avatar. Lo stesso potrebbe accadere per il mondo della democrazia della rete, quello dei blogger.

Deborah Bergamini, manager della Rai sospesa dal proprio lavoro in seguito alla pubblicazione di alcune sintesi di intercettazioni telefoniche, per comunicare con il mondo e con i giornali la settimana scorsa aveva scelto proprio il popolo dei blog. La sua prima uscita pubblica era stata ospitata da un convegno di www.tocqueville.it , la città dei liberi, un aggregatore di blogger di aerea di centrodestra. Il giorno dopo aveva aperto in rete il suo blog personale, http://www.deborahbergamini.it/. In pochi giorni su questo sito è stato registrato un traffico di contatti da grande evento. Più di settantamila pagine viste e molti commenti pubblicati, forse duecento.

Tanti, forse, ma comunque molto meno dei visitatori che, per curiosità, avevano fatto impennare le statistiche della visibilità. Poco più di duecento commenti a fronte di circa sessantamila visitatori unici. È inevitabile dirsi che forse c'è qualcosa che non va.

Si è molto parlato della rivoluzione democratica della rete. Controinformazione, democrazia diretta, dare voce alla maggioranza silenziosa. Sono queste le parole d'ordine che sono rimbalzate sui giornali a fianco delle cronache di fenomeni come quelli delle performance di Beppe Grillo.

Ma, a vedere da dentro la vicenda del blog della Bergamini, si scopre un mondo inaspettato. Il popolo dei blogger, in realtà, è virtuale come quello di Second Life. Sono ancora pochi, pochissimi, gli italiani che usano questo spazio del web 2.0 per esprimere le proprie opinioni. Gli animatori dei dibattiti sono sempre gli stessi. Trenta, forse cinquanta o anche cento (ma non di più) accaniti grafomani che vagano per la rete commentando di tutto. In gergo vengono definiti "troll". Alcuni ormai sono famosi, hanno una loro classifica di popolarità, misurata sul numero dei commenti ricevuti e sul traffico di pagine viste sui propri blog. Numeri piccoli comunque. Al massimo qualche migliaia di pagine viste al giorno e non più di qualche decina di commenti.

Anche i blogger più protetti, i giornalisti dei grandi mezzi di informazione, "postano" articoli che non riescono mai a suscitare più di qualche decina di commenti. Insomma i numeri sono deludenti e anche la qualità lascia a desiderare. Prevalgono narcisismo, anonimato, volgarità. I nickname impazzano e i blogger ci tengono a difendere la loro privacy. Dal chiuso delle loro stanze o dei loro uffici, spediscono commenti al curaro non firmati, virtuali quindi.

Un vero proprio nuovo conformismo culturale animato da una certa superficialità e da una diffusa irresponsabilità. Altro che democrazia diretta. Siamo tornati alle lettere anonime foderate da un po' di tecnologia. Niente di più.

Dopo aver letto attentamente i commenti ricevuti, anche Deborah Bergamini alla fine si è fermata a riflettere e, per il momento, ha congelato il suo blog. "Mi interessa capire in quale Paese ognuno di noi vivrà nei prossimi anni. Così questo blog potrà acquistare un significato che vada oltre l'emotività del momento", aveva postato il 3 dicembre. “Adesso mi sembra di capire – ha confidato agli amici più stretti – che invece sia proprio l’emotività ad animare questi dibattiti virtuali”.

venerdì 30 novembre 2007

Un'intervista de "Il Corriere della Sera"


Come va, Deborah Bergamini?

«Va che una mattina ti svegli e scopri da un giornale di essere stata intercettata. Per giorni, settimane, mesi? Pezzi della tua vita personale e di lavoro girano per le redazioni.... Non sono più la stessa persona di una settimana fa. Mettere una vita in piazza non è dignitoso per nessuno. Nè per chi lo fa. Nè per chi è titolare di quella vita»

Lei ha ricevuto una «dispensa dall’attività lavorativa».

«Sì. E chiedo di sapere su quale base. Io non ho capito la ragione. Ho visto fretta. E, appunto, emotività nel giungere a una conclusione. Che era poi questa».

Dicono che lei non abbia collaborato con il Comitato etico incaricato di ascoltarla giorni fa. Avrebbe fatto scena muta.

«Non è così. Non ho nulla da nascondere. Visto che siamo in un Paese civile, ho chiesto di poter rispondere sulla base delle trascrizioni originali e non su un recoconto giornalistico che parte da un teorema. Non credo sia giusto giudicare una persona su quelle basi. O è pretendere troppo? Ho chiesto alla Procura di Milano di avere i testi che mi riguardano».

Ma quelle trascrizioni descrivono un asse Rai-Mediaset ben chiaro. Che ruota intorno a un perno: Silvio Berlusconi.

«Intanto sono brogliacci e non trascrizioni. Non c’è alcun "inciucio" o asse Rai-Mediaset. Abbiamo combattuto una battaglia sanguinosa per gli ascolti. I dati parlano da soli. la Rai ha vinto otto periodi consecutivi di garanzia. Altro che inciucio. Il resto sono solo parole»

Ma lei ha sentito o no spesso Mauro Crippa di Mediaset nelle ore della morte di Giovanni Paolo II e delle elezioni dell’aprile 2005 È vero che i palinsesti venivano modificati «insieme», che tutto doveva «tornare utile» a Berlusconi?

«No. Non è vero. L’aspetto più assurdo è che tutto nasca dalla sintesi giornalistica di una sintesi di un brogliaccio... Proprio per tutelare la mia dignità e l’azienda credo che sia importante acquisire la documentazione originale. Ho sentito Crippa? Sì. Come ho fatto in tutti questi anni con i dirigenti Sky, della 7, della BBC, di France Télévision, della Tv spagnola... Preoccupazioni per Berlusconi? In cinque anni di lavoro alla Rai mi sono preoccupata solo dell’azienda, dei suoi risultati, delle vittorie. La morte del Papa e quelle elezioni furono due eventi straordinari che si sovrapposero. I palinesti furono stravolti. Chissà quante telefonate furono scambiate in quei giorni. Parlo con chiunque, se è necessario al mio lavoro».

Avete «ritardato» dati elettorali «scomodi» per Berlusconi?

«Non è così, non è così. E i documenti di cui l’azienda dispone lo confermano».

Lei è stata assistente personale di Berlusconi. È un fatto.

«Sì. Ed è una colpa, un peccato originale? No. Ho lavorato anche per Bloomberg. Mi dovrei vergognare anche di quell’esperienza?»

Non negherà che in Italia esiste il conflitto di interessi.

«Perchè lo domanda proprio a me? Io in questi cinque anni ho lavorato per una sola azienda: la Rai».

E le telefonate tra Del Noce, Rossella, Mimun...

«Rispondere anche degli altri? Questo mi pare troppo, scusi».

Deborah Bergamini, la plenipotenziaria del Cavaliere in Rai.

«Lo hanno detto, lo so. Ma chi ha collaborato con me sa quanto io abbia lavorato seriamente e duramente per la Rai».

Delusa dal comportamento della Rai?

«Non mi sono sentita difesa dall’azienda. Il presidente Petruccioli ha detto in assemblea all’Usigra: "Ora, rispetto al passato, non ci sono più zone d’ombra impenetrabili". Ma a cosa si riferiva?»

Ha avuto solidarietà all’interno della Rai?

«Molta, sul piano personale. Mi sarebbe piaciuto qualche gesto pubblico in più».

Ma perchè ha aperto un blog on line sul suo caso (www.deborahbergamini.it)?

«Perchè non ho nulla da nascondere. Ho pensato che fosse una buona occasione per capire. C’è uno spazio aperto per dibattere. Serve a me. Serve agli altri».Marco Follini, neo-responsabile della Comunicazione del Pd, ha detto: Deborah Bergamini regista dell’inciucio Rai-Mediaset? Mi sembra più una fiction che un reality«Forse, se ci si prende il tempo di rfilettere, le valutazioni diventano più serene...»

Paolo Conti

L'intervista su "Il corriere della sera"